Smart working: la fine di un’era è vicina | La nuova legge entra in vigore dal 1° Aprile, e non è uno scherzo

La formula del lavoro da remoto ha salvato molte aziende in pandemia: e ora? - Zapster.it
La formula del lavoro da remoto ha salvato molte aziende in pandemia: e ora? (Adobe Stock) – Zapster.it

Addio smart working, finisce l’era del lavoro da remoto: ma c’è già una regione che sta prendendo provvedimenti…

Il conto alla rovescia è cominciato: con il 31 marzo cessa lo smart working.

O meglio, cessa di poter essere applicata la normativa speciale che, con varie deroghe, ci ha accompagnati fin dalla pandemia.

I lavoratori dovranno tornare in ufficio o in fabbrica dal primo aprile, a meno che non abbiano un accordo scritto con l’azienda: condizione imprescindibile per non rischiare un provvedimento disciplinare.

E a nulla serve invocare la mancata conoscenza della normativa. Ma c’è già chi è stato in grado di trovare una soluzione.

Una regione si distingue per l’approccio alla questione

La regione Toscana, il 60% delle aziende, secondo quanto riportato da Confindustria, ha superato il problema siglando accordi-cornice con i sindacati, successivamente confermati dai lavoratori con “contratti” bilaterali. Questo approccio è stato adottato dalla gran parte delle multinazionali e dalle aziende di grandi dimensioni, le quali hanno personalizzato la normativa per adattarla alle proprie esigenze. Coloro che non hanno ancora siglato accordi stanno correndo ai ripari, negoziando con le proprie aziende per trovare una soluzione.

Secondo Maria Agostini, avvocato giuslavorista e presidente della sezione toscana dell’associazione Agi, è importante chiarire che lo smart working è una modalità di lavoro subordinato disciplinata dal decreto legislativo numero 81 del 2017. Tuttavia, a partire dal primo aprile 2024, tornerà ad operare la normativa ordinaria già prevista dal legislatore per tutti i lavoratori dipendenti, sia nel settore pubblico che privato. Questo significa che diventa fondamentale avere un accordo scritto tra azienda e dipendente per predisporre le regole del lavoro da remoto.

Non tutti vogliono tornare in ufficio: per molti lavoratori lo smartworking è la forma ideale di lavoro. - Zapster.it
Non tutti vogliono tornare in ufficio: per molti lavoratori lo smartworking è la forma ideale di lavoro. (Adobe Stock) – Zapster.it

La Toscana riconosce l’importanza della formula smart

Gli accordi individuali devono essere stipulati per iscritto e prevedere le modalità della prestazione, i tempi di riposo, gli strumenti del lavoratore e le misure tecniche per garantire il diritto alla disconnessione. È importante che la modalità di lavoro includa un’alternanza tra lavoro da remoto e lavoro in presenza, altrimenti si configura come telelavoro. Il 60% delle aziende toscane ha già riconosciuto i benefici dello smart working per azienda e dipendenti. Carlo Sorrentino, vice presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, sottolinea come per molti il lavoro da remoto sia diventato una pratica strutturale, riducendo lo stress e le spese di spostamento per i dipendenti.

Per coloro che non hanno ancora siglato accordi, la situazione è diversa. Questi soggetti dovranno riprendere il lavoro in presenza, pena sanzioni disciplinari, compreso il licenziamento, se l’assenza è priva di un giustificato motivo e si prolunga per un numero di giorni che, nella maggior parte dei casi, viene definito dal CCNL. Il ritorno al lavoro in presenza si avvicina, ed è proprio in questo momento che diventa cruciale per le aziende e i dipendenti stabilire accordi chiari e scritti che regolino il lavoro da remoto. Questo nuovo scenario lavorativo, se gestito in modo intelligente, può portare vantaggi significativi per entrambe le parti, migliorando la qualità della vita e del lavoro.