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Intervista con Amy Adams

di Camillo Morganti

Intervista con Amy Adamsmercoledì 16 aprile 2008 12:56

Forse non tutti lo sanno, ma Amy Adams è italiana. O meglio: essendo nata in Italia (nella base Nato di Aviano, per la precisione), possiede la doppia cittadinanza. Questo, naturalmente, unito al fatto che al cinema ha spesso interpretato ruoli brillanti (accanto ad altri più drammatici) non può non renderla simpatica agli abitanti del Belpaese.

Abbiamo approfittato dell'uscita dell'edizione in DVD del film "Come d'incanto" (di cui Amy è protagonista) e della disponibilità di casa Disney, per una breve intervista a distanza.

In particolare le abbiamo chiesto di come si sia trovata nei panni di Giselle, la principessa del mondo delle fiabe precipitata nella nostra realtà, e abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul mondo delle favole in generale...



Zapster - Com'è stato calarsi nei panni di una principessa Disney?
Amy Adams -In realtà molto più facile del previsto. Penso infatti di essere sempre stata attratta da personaggio positivi e dotati di grande innocenza. Credo che con questa tipologia di personaggi ci sia un sacco di posto per l'esplorazione e la scoperta del ruolo e mi sono sempre divertita a interpretarli, ma, naturalmente, non ho trattato la parte in modo leggero e parodico. Al contrario: l'ho trattata come fosse Chekhov, o un altro ruolo drammatico e penso che alla fine la mia sincerità sia stata percepita.



Zapster -Hai dovuto studiare ogni vecchio cartone animato Disney, per immedesimarti meglio nella parte?
Amy Adams -In realtà no. E, d'altro canto, non ne avrei mai avuto il tempo, ma la cosa mi è andata a genio, perché non volevo trasformare la mia parte in un'imitazione di personaggi precedenti. Volevo creare qualcosa di nuovo. Ad ogni buon conto, nella mia infanzia la mia principessa preferita è sempre stata Cenerentola e, per certi versi, Giselle le somiglia, anche se Giselle è un personaggio che sento ancora più vicino. Ciò che mi affascina, in lei, è il senso della possibilità: non è nata principessa e all'inizio la identifichiamo semplicemente con una ragazza normale. La sua storia dimostra che puoi avere origni umili e diventare speciale in ogni caso.



Zapster -Qual è la difficoltà principale che hai incontrato?
Amy Adams -Il vestito! Da solo pesava venti chili e me li sentivo premere tutti sui fianchi. Quando lo indossavo mi sembrava di essere in trazione e non potevo muovermi normalmente in avanti o indietro, perché altrimenti il costume sarebbe collassato. Alla fine, comunque, penso che abbia aggiunto realismo ai movimenti del mio personaggio. Come sempre: non tutti i mali vengono per nuocere...



Zapster -Come persona in carne e ossa, invece, quando hai smesso di credere alle favole e alle principesse?
Amy Adams -Oh, ma in realtà ci credo ancora! Penso che tutte le ragazze e le donne amino sentirsi delle principesse, magari anche solo per un giorno. Credo che questo sia uno dei motivi per cui l'industria intorno all'organizzazione dei matrimoni prosperi così tanto. Ti va di vivere un momento da favola, nella tua vita, e penso che molte donne se lo godano appieno. Per quello che riguarda il principe azzurro, invece... beh! La tua idea di perfezione cambia, quando cresci, perché cresce insieme a te e io personalmente sono stata molto fortunata a trovare qualcuno che corrispondesse alla grande alla mia idea adulta di principe ed è senz'altro una persona meravigliosa!



Zapster -A proposito di principi azzurri... sei riuscita a creare il feeling giusto con Patrick, sul set?

Amy Adams -(ride) Beh!... diciamo che, se non riesci a creare il feeling giusto con mister McDreamy (soprannome appioppatogli nella serie Grey's Anatomy - ndR), ossia con qualcuno così affascinante come Patrick Dempsey, allora non so proprio con chi tu lo possa creare... No, davvero, lavorare con lui è stato meraviglioso. Sul set si è comportato da amico e cavaliere e mi è stato realmente di grande aiuto. Una presenza generosa ed energetica!

Camillo Morganti



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